Legambiente e ADUC: confronto sugli shopper illegali su La7

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In Italia, più della metà dei sacchetti in circolazione sono illegali, nonostante la legge sia entrata definitivamente in vigore il 24 marzo 2012 e il regime sanzionatorio dall’11 agosto 2014
“Vengono prodotte circa 40.000 tonnellate di plastica, il valore perso della filiera legale è di circa 160 milioni di euro, a cui si devono aggiungere 30 milioni di evasione fiscale e 50 milioni di euro per lo smaltimento delle buste fuori legge”. (fonte: Legambiente http://www.legambiente.it/unsaccogiusto/)

Un tema che continua a far discutere, se ne è anche parlato durante la trasmissione “DiMartedì” andata in onda l’11 aprile su LA7.
Durante la puntata erano presenti Rossella Muroni e Stefano Ciafani di Legambiente e Emmanuela Bertucci di Aduc, Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori.

Shopper Illegali - DiMartedi Puntata del 11/04/2017

 

Nel servizio (dal minuto 02:01:40) Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente, spiega come distinguere i sacchetti legali da quelli illegali in maniera molto semplice. I sacchetti fuorilegge, ad esempio, fanno molto rumore rispetto ai sacchetti compostabili se li si sfrega. Gli shopper compostabili legali al tatto sono molto più morbidi e presentano sempre il marchio di un ente certificatore.

Oltre a questi accorgimenti possiamo stare attenti alle scritte stampate sui sacchetti illegali. Stefano Ciafani mostra alcuni esempi più comuni che si possono trovare:

  • solo la scritta “Biodegradabile”: solo Biodegradabile non basta, deve essere scritto anche Compostabile
  • nessuna scritta nel sacchetto
  • “plastica riutilizzabile, riciclabile, degradabile”: qui manca la parola più importante “Compostabile”
  • “imballaggio destinato all’uso interno, non per asporto merci”
  • “shopper ecologico”


Per Rossella Muroni, presidente di Legambiente, “È un problema grave anche perchè il nostro Paese è stato il primo a bandire i sacchetti di plastica; eppure la metà dei sacchetti in circolazione sono ancora illegali e vanno ad alimentare e arricchire la criminalità organizzata“.
Emmanuela Bertucci, avvocato di Aduc (Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori) ha concluso: “Le norme ci sono, le sanzioni ci sono, quello che manca ad oggi è il controllo capillare. E in questo anche noi possiamo fare la nostra parte, segnalando il problema”.